La Notte delle Arti Contemporanee sarà accesa e agitata al MIAAO dalle luci e dai suoni dell’Universal Band, che porterà il suo tributo al mitico gruppo di rock ‘spaziale’ dei Rockets, innalzando il suo palco accanto a un gigantesco robot della Mutoid Waste Company. In mostra, molte opere e tutta la colonna sonora già rendono omaggio, per la prima volta in Italia, a una vague astronautica montante in Francia dagli anni ’70 e ai suoi protagonisti. Molti dei quali sono, anche se pochissimi lo sanno, ‘cugini transalpini’ per legami culturali o addirittura di sangue torinesi o italiani, e basti ricordare Roland Romanelli del Groupe Space, Bunny Rizzitelli di Space Art, e infine Fabrice Quagliotti , il tastierista storico dei Rockets che ha ‘rifondato’ il gruppo nel 2000, in una nuova formazione che pare quasi una ‘squadra azzurra’: Riccobono, Martino, Mori, Biancale...
E’anche tutta italiana l’Universal Band, la prima -e unica al mondo- tribute band dedicata al glorioso gruppo dei cinque ‘extraterrestri’ francesi Rockets, che con la loro musica, il loro make-up e i loro costumi di scena ha lasciato un ricordo indelebile negli adolescenti della fine degli anni 70 sino a tutti gli anni '80 per successi come On the road again, One more mission, Electric Delight e Galactica. Universal Band è un gruppo, formato da Andrea Majocchi, Gennaro Splenito, Maurizio Bianco, Alberto Deponti e Davide Cicognani, nato inizialmente quasi completamente sulla rete, formato da componenti provenienti da tutta Italia che hanno superato, grazie anche alle moderne tecnologie, le distanze per dare vita alla loro passione più grande: suonare la musica dei Rockets! Universal Band è diventata così la prima ed unica tribute band al gruppo "argentato" e ne ripropone e reinterpreta con capacità di emulazione addirittura impressionante il look, gli effetti visivi e sonori, i ritmi ‘sintetici’.
Il concerto pertanto è un appuntamento assolutamente imperdibile per gli amanti dello space rock, di ieri e di oggi, dai Rockets ai Daft Punk, tra fumi cosmici e raggi laser…








Su questo giornale di bordo, in occasione del decollo del programma culturale collegato al Congresso mondiale di Architettura di Torino del 2008, scriviamo una ‘relazione di minoranza’. Siamo infatti convinti, narrando del trip di un’ Astronave Torino verso Afterville, città futura, che tra le referenze passate da esibire a un pubblico internazionale occorra mostrarne alcune inconsuete e persino, per taluni,‘impresentabili’. Vogliamo delineare un’immagine differente della cultura del progetto a Torino, ma evitando che il ‘revisionismo’ venga compromesso da sospetti di ‘reducismo’, da sessantenni o sessantottini. Per fortuna in questo tipo di battaglia culturale si provano nuove generazioni di saggisti e professionisti: ‘splendide quarantenni’ come Luisa Perlo (a suo tempo coautrice di una storia artistica ‘diversa’ della città non a caso intitolata EccentriCity, pubblicata nel 2003 dalla Fondazione per il Libro) ma anche, tra gli altri, i trentenni del gruppo Undesign e una ventenne giovanissima studiosa, Elisa Facchin.
Come ‘anteprima’ e vernissage di questo ciclo di eventi, dal 6 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008 il Museo Internazionale delle Arti Applicate di Torino allestirà la mostra Astronave Torino, che descrive secondo un progetto elaborato da Enzo Biffi Gentili un particolare sviluppo del tema della città futura o post-città, attraverso la ricostruzione di momenti inediti o rimossi di ricerche e sperimentazioni ‘spaziali’, nel significato più vasto del termine, nei settori dell’architettura, della pittura, del design...

