in un’anteprima nazionale assoluta aperta contemporaneamente alla stampa e al pubblico. La presentazione del film costituirà il secondo appuntamento della rassegna AFTERVILLE (dopo “Astronave Spaziale Torino”, la mostra inaugurata al MIAAO lo scorso ottobre).
Torino, 2058. Le Rocce, le gigantesche astronavi di origine aliena che da anni giacciono conficcate nel tessuto urbano, si sono risvegliate.
Il radiosegnale da loro emesso non è altro che un countdown inarrestabile che corre verso il Grande Zero. Sam si sveglia come in una giornata qualunque, pur sapendo che oggi non sarà una giornata qualunque: la fine – per Torino e per il mondo – è arrivata. Rimangono ancora poche ore per completare l’ultimo, lungo addio dell’umanità. AFTERVILLE – THE MOVIE è il primo film di fantascienza dell’era digitale interamente ambientato e girato a Torino ed è diretto dal duo di registi milanesi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (già autori di cortometraggi di fantascienza apprezzati e pluripremiati come “E:D:E:N” e “The Silver Rope”).


Dura 27 minuti e presenta effetti visivi computerizzati di grande efficacia. Coordinato da Fabrizio Accatino, Michele Bortolami, Tommaso Delmastro e Massimo Teghille, prodotto dalla Fondazione Ordine degli Architetti, da BB Productions e FastForward in associazione con Filmasterclip, sostenuto dalla Film Commission Torino Piemonte, AFTERVILLE – THE MOVIE vede la straordinaria partecipazione dello scrittore americano di fantascienza Bruce Sterling (curatore ospite del Piemonte Share Festival 2008), considerato insieme a William Gibson il padre del cyberpunk, autore di capolavori come “La matrice spezzata” (1985), “La macchina della realtà” (1990, con Gibson), “Caos USA” (1998) o della raccolta di
racconti “Mirrorshades” (1986). Per il film, Sterling ha scritto e impersonato il personaggio dello scienziato Adam Vurias, il primo uomo ad essere riuscito a decodificare il radiosegnale emesso dalle Rocce. La science fiction è un genere assente da anni dal panorama cinematografico italiano. AFTERVILLE – THE MOVIE riporta per la terza volta il capoluogo subalpino al centro della fantascienza cinematografica, dopo “Omicron” (diretto nel 1963 da Ugo Gregoretti) e “La città dell’ultima paura” (diretto nel 1975 da Carlo Ausino). Il film è stato girato in due formati diversi: super 16 mm e HD. Quest’ultimo formato è stato impiegato per inserire digitalmente gli UFO nella città, ricostruendo diverse zone di Torino, stravolte dalla presenza di architetture futuribili (sono già stati inseriti nello skyline metropolitano i fuoriscala di cui si sta discutendo in questi mesi, come i nuovi grattacieli di Piano e Fuksas) e dalle enormi sagome dei dischi volanti, incastonate nel tessuto della città.
Le riprese – che si sono svolte lo scorso novembre – sono durate 7 giorni e hanno coinvolto 15 attori e circa 30 comparse. Il casting è stato lanciato su Internet ed è stata effettuata una selezione di oltre 500 candidati fra Roma, Milano e Torino, che ha portato alla scelta dei tre protagonisti: Roberto Laureri, Giorgia Wurth e Paolo Giangrasso. Nella parte di un acido anchorman televisivo troviamo invece David Zed, noto per la sua performance da robot in trasmissioni televisive americane (su CNN, MTV, al “Tonight Show” di Jay Leno), inglesi (“The Big Stage”, il “Jack Dee Show”), italiane (“TILT!”, “Domenica In”, il festival di Sanremo) e nel suo programma personale, il “Mister Zed Show”. Le musiche che accompagnano gli ultimi giorni di vita della città e che scandiscono il tempo della storia sono state realizzate dal compositore Andrea Bonini e da Livio Magnini, membro del gruppo pop-rock Bluvertigo, nonché produttore musicale della cantante Giorgia.
Sono figli di un decennio, gli anni Ottanta, che ha sdoganato e consacrato il cinema di fantascienza come genere di largo consumo; sono cresciuti a pane e Ritorno al Futuro, Robocop e Terminator. “Il nostro immaginario” dicono “non solo è stato condizionato, ma addirittura plasmato dagli universi proposti in quelle opere”. Se a questo ‘corredo genetico’ si unisce la passione per il fare cinema maturata sui banchi di liceo, si ottengono due cineasti autodidatti che incarnano il futuro del cinema di fantascienza ‘made in Italy’. In un panorama -quello italiano- che offre ben poco spazio al cinema di genere (fatta forse eccezione per la commedia) i due giovanissimi registi si sono ritagliati una nicchia di tutto rispetto realizzando, dalla sceneggiatura alla postproduzione, corti di
fantascienza premiati in tutto il mondo come E:d:e:n (2004) e The Silver Rope (2006). Sono Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, alias Fabio&Fabio, scelti dai curatori della rassegna Afterville per dirigere il primo corto contemporaneo di fantascienza ambientato a Torino: Afterville the Movie. “Con questo film” dicono “i fari nostrani sono accesi per la prima volta a tutta potenza su un progetto di fantascienza italiano”. Un progetto che non passerà inosservato. In primo luogo, la trama. Torino, 2008 . Una pioggia di forme aliene si abbatte sulla città. Sono dischi enormi, immobili, muti. Nessuno ne conosce l’origine, nessuno ne comprende lo scopo, ma subito si da loro un nome -dinamica rassicurante: le chiamano Le Rocce. Passano gli anni e Le Rocce vengono architettonicamente inglobate, socialmente accettate, religiosamente rispettate: quasi fossero sempre state presenti. Torino, 2058. La vigilia della fine. Gli scienziati hanno scoperto che Le Rocce hanno un timer; il countdown sta per finire: cosa accadrà alla città? Che ne sarà dei torinesi, emblema dell’umanità?
Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, registi di Afterville, ritratti da Carlotta Petracci nella loro città, San Donato Milanese