AfterVille
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the movie

mercoledì 16 aprile ore 21:00

cinema massimo, via verdi 18, torino



in un’anteprima nazionale assoluta aperta contemporaneamente alla stampa e al pubblico. La presentazione del film costituirà il secondo appuntamento della rassegna AFTERVILLE (dopo “Astronave Spaziale Torino”, la mostra inaugurata al MIAAO lo scorso ottobre). Torino, 2058. Le Rocce, le gigantesche astronavi di origine aliena che da anni giacciono conficcate nel tessuto urbano, si sono risvegliate.

Il radiosegnale da loro emesso non è altro che un countdown inarrestabile che corre verso il Grande Zero. Sam si sveglia come in una giornata qualunque, pur sapendo che oggi non sarà una giornata qualunque: la fine – per Torino e per il mondo – è arrivata. Rimangono ancora poche ore per completare l’ultimo, lungo addio dell’umanità. AFTERVILLE – THE MOVIE è il primo film di fantascienza dell’era digitale interamente ambientato e girato a Torino ed è diretto dal duo di registi milanesi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (già autori di cortometraggi di fantascienza apprezzati e pluripremiati come “E:D:E:N” e “The Silver Rope”).

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eventi

astronave torino

14 ottobre 2007 - 7 gennaio 2008

MIAAO, via maria vittoria 5, torino


the experiment

venerdì 29 febbraio ore 10:00

cinema massimo, via verdi 18, torino


the show

giovedì 27 / venerdì 28 marzo ore 21:00

museo nazionale del cinema, via montebello 20, torino


the movie

mercoledì 16 aprile ore 21:00

cinema massimo, via verdi 18, torino


the reading

29 aprile / 13 / 27 maggio / 10 giugno ore 18:00

circolo dei lettori, via bogino 9, torino


the underground exhibition

12 giugno - 27 luglio

linea 1, metropolitana di torino


divine design

ottobre - dicembre

MIAAO, via maria vittoria 5, torino


frames of movie



backstage



props design



ufo design



the movie

mercoledì 16 aprile ore 21:00

cinema massimo, via verdi 18, torino



Dura 27 minuti e presenta effetti visivi computerizzati di grande efficacia. Coordinato da Fabrizio Accatino, Michele Bortolami, Tommaso Delmastro e Massimo Teghille, prodotto dalla Fondazione Ordine degli Architetti, da BB Productions e FastForward in associazione con Filmasterclip, sostenuto dalla Film Commission Torino Piemonte, AFTERVILLE – THE MOVIE vede la straordinaria partecipazione dello scrittore americano di fantascienza Bruce Sterling (curatore ospite del Piemonte Share Festival 2008), considerato insieme a William Gibson il padre del cyberpunk, autore di capolavori come “La matrice spezzata” (1985), “La macchina della realtà” (1990, con Gibson), “Caos USA” (1998) o della raccolta di

racconti “Mirrorshades” (1986). Per il film, Sterling ha scritto e impersonato il personaggio dello scienziato Adam Vurias, il primo uomo ad essere riuscito a decodificare il radiosegnale emesso dalle Rocce. La science fiction è un genere assente da anni dal panorama cinematografico italiano. AFTERVILLE – THE MOVIE riporta per la terza volta il capoluogo subalpino al centro della fantascienza cinematografica, dopo “Omicron” (diretto nel 1963 da Ugo Gregoretti) e “La città dell’ultima paura” (diretto nel 1975 da Carlo Ausino). Il film è stato girato in due formati diversi: super 16 mm e HD. Quest’ultimo formato è stato impiegato per inserire digitalmente gli UFO nella città, ricostruendo diverse zone di Torino, stravolte dalla presenza di architetture futuribili (sono già stati inseriti nello skyline metropolitano i fuoriscala di cui si sta discutendo in questi mesi, come i nuovi grattacieli di Piano e Fuksas) e dalle enormi sagome dei dischi volanti, incastonate nel tessuto della città.

Le riprese – che si sono svolte lo scorso novembre – sono durate 7 giorni e hanno coinvolto 15 attori e circa 30 comparse. Il casting è stato lanciato su Internet ed è stata effettuata una selezione di oltre 500 candidati fra Roma, Milano e Torino, che ha portato alla scelta dei tre protagonisti: Roberto Laureri, Giorgia Wurth e Paolo Giangrasso. Nella parte di un acido anchorman televisivo troviamo invece David Zed, noto per la sua performance da robot in trasmissioni televisive americane (su CNN, MTV, al “Tonight Show” di Jay Leno), inglesi (“The Big Stage”, il “Jack Dee Show”), italiane (“TILT!”, “Domenica In”, il festival di Sanremo) e nel suo programma personale, il “Mister Zed Show”. Le musiche che accompagnano gli ultimi giorni di vita della città e che scandiscono il tempo della storia sono state realizzate dal compositore Andrea Bonini e da Livio Magnini, membro del gruppo pop-rock Bluvertigo, nonché produttore musicale della cantante Giorgia.

extra media

making of


estratto dal making of di AfterVille The Movie
di Fabio Guaglione e Davide Ghizzoni

tg a-channel


telegiornale estratto dallo zapping di Afterville The Movie di Fabio Resinaro

united religous company


spot estratto dallo zapping di Afterville The Movie
di Jacopo Rondinelli Peppo Bianchessi

fabio&fabio

Elisa Facchin

Intervista a Fabio Gaglione e Fabio Resinaro





Sono figli di un decennio, gli anni Ottanta, che ha sdoganato e consacrato il cinema di fantascienza come genere di largo consumo; sono cresciuti a pane e Ritorno al Futuro, Robocop e Terminator. “Il nostro immaginario” dicono “non solo è stato condizionato, ma addirittura plasmato dagli universi proposti in quelle opere”. Se a questo ‘corredo genetico’ si unisce la passione per il fare cinema maturata sui banchi di liceo, si ottengono due cineasti autodidatti che incarnano il futuro del cinema di fantascienza ‘made in Italy’. In un panorama -quello italiano- che offre ben poco spazio al cinema di genere (fatta forse eccezione per la commedia) i due giovanissimi registi si sono ritagliati una nicchia di tutto rispetto realizzando, dalla sceneggiatura alla postproduzione, corti di

fantascienza premiati in tutto il mondo come E:d:e:n (2004) e The Silver Rope (2006). Sono Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, alias Fabio&Fabio, scelti dai curatori della rassegna Afterville per dirigere il primo corto contemporaneo di fantascienza ambientato a Torino: Afterville the Movie. “Con questo film” dicono “i fari nostrani sono accesi per la prima volta a tutta potenza su un progetto di fantascienza italiano”. Un progetto che non passerà inosservato. In primo luogo, la trama. Torino, 2008 . Una pioggia di forme aliene si abbatte sulla città. Sono dischi enormi, immobili, muti. Nessuno ne conosce l’origine, nessuno ne comprende lo scopo, ma subito si da loro un nome -dinamica rassicurante: le chiamano Le Rocce. Passano gli anni e Le Rocce vengono architettonicamente inglobate, socialmente accettate, religiosamente rispettate: quasi fossero sempre state presenti. Torino, 2058. La vigilia della fine. Gli scienziati hanno scoperto che Le Rocce hanno un timer; il countdown sta per finire: cosa accadrà alla città? Che ne sarà dei torinesi, emblema dell’umanità?

Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, registi di Afterville, ritratti da Carlotta Petracci nella loro città, San Donato Milanese

Come è nata e come si è evoluta l’idea per la sceneggiatura di Afterville?
Lo spunto da cui siamo partiti ci è stato fornito dai curatori: l’obiettivo era raccontare una nuova ipotetica Torino del futuro, con un occhio di riguardoall’aspetto architettonico. Aspetto che peraltro nei film di Gregoretti (Omicron,1963) e Ausino (La città dell’ultima paura,1972), gli unici riferimenti torinesi di genere, era decisamente trascurato; là di fatto lo skyline cittadino restava immutato, qui si voleva trasformarlo, ridisegnarlo. Abbiamo avuto questa visione: una Torino dall’orizzonte modificato a causa di astronavi dalle dimensioni titaniche precipitate sulla città. Partendo da questo concept avevamo sviluppato un racconto molto (forse troppo) action-science fiction: secondo la prima sceneggiatura, le astronavi conficcate nel tessuto urbano di Torino dovevano essere la testimonianza della vittoria finale dei terrestri sugli alieni, ottenuta in seguito ad una lunga guerra che aveva portato alla schiavizzazione della razza ‘altra’ da noi. Il narratore prescelto era un alieno fuggitivo. In un finale a sorpresa si svelava che la guerra era in realtà stata vinta dagli alieni e che la voce narrante apparteneva ad un ibrido uomoalieno, primo nato dall’unione (forzata, data la schiavizzazione dei terrestri) delle due razze.
Dunque un testo basato sulla violazione del patto di veridizione fra enunciatore e destinatario; intrigante, ma forse una storia troppo poco in linea col progetto Afterville, con Torino.
Si è deciso infatti di riesaminare la trama, mantenendo però l’intuizione visiva degli enormi Ufo precipitati, attorno ai quali e sui quali i torinesi costruivano nuovi edifici, ripensando la città. Inaccordo coi curatori si è ritenuto che eliminare la presenza degli alieni dalla storia avrebbe reso più mitologico il conflitto, avrebbe reso le astronavi ancora più inesplicabili. Un elemento architettonico misterioso in una città nota per il suo carattere misterioso: tout se tient. Niente alieni, niente guerra. Nessun passato, nessuno scopo. Le Rocce dovevano essere tutto e niente: Dio. Ma la storia aveva bisogno di uno sviluppo. Ed ecco l’intuizione mistico/temporale: le astronavi emettono un segnale geomagnetico che decodificato risulta un conto alla rovescia della durata di 50 anni. La storia di Afterville the movie racconterà le ultime ore di questo conto alla rovescia. Il passaggio da un mondo ad un altro, sconosciuto.
Per raccontare ‘la vigilia della fine’ avete scelto i media e i loro contenuti come strumento privilegiato nella creazione del contesto. Perché?
Perché il mondo è i media, e i media sono il mondo. Siamo immersi in un costante flusso di informazioni che in Afterville the Movie abbiamo cercato di tradurre nella convergenza totale tra orologi, schermi, computer, videocamere, tv. Il tono dei media, il loro colore, il loro contenuto, ci può dare una sensazione immediata del mondo che stiamo impostando. Per questo lo ‘zapping mediatico’ di Afterville the Movie,proiettato il 29 febbraio, ha suscitato tanto interesse.
In Afterville the movie l’architettura del futuro prende forma nelle Rocce. Nel dare una forma a questi corpi alieni a cosa vi siete ispirati? Per creare il design delle Rocce, il primo input è arrivato da uno schizzo preparatorio: sul gigantesco
Ufo avevamo abbozzato due linee che ad una successiva analisi sono risultate essere un perfetto segno visivo sincretico del concept dello scorrere del tempo, due lancette. Abbiamo lavorato su queste linee, su queste scanalature, ispirandoci graficamente ai giganteschi dischi volanti di Independence Day. Concettualmente, un altro punto di riferimento è stato il Monolite del film 2001: Odissea nello spazio. Le Rocce sono effettivamente molto simili, dal punto di vista del loro ruolo narrativo, al monolite alieno del film di Kubrick: sono oggetti apparentemente inanimati, ma dotati di un ‘carisma intelligente’. Ai fini della storia, le nostre astronavi però avevano bisogno di poter essere identificate come oggetti ancestrali e autonomi (privi di passeggeri) e al contempo come qualcosa di ‘potenzialmente pericoloso’, che, allo scoccare dello Zero, avrebbe potuto aprirsi o esplodere. Da qui è nata l’idea di una parte di Ufo ‘rinchiusa’ dentro una specie di enorme scudo. Ma oltre alle Rocce, nel film, saranno presenti anche strutture architettoniche create ad hoc per il film, disseminate qua e là per Torino.
Torino ha una sua ben definita identità architettonica, predominante specie nel centro storico: la città è per definizione ‘barocca’. Questa suaforte connotazione si è scontrata o al contrario ha in qualche modo favoritoil lavoro di creazione di un’architettura del futuro?
Prima di scrivere la sceneggiatura per il cortometraggio, abbiamo fatto dei sopralluoghi con i curatori, per capire cosa sarebbe stato interessante mostrare e come sarebbe stato possibile creare una Torino futura credibile. Abbiamo subito capito che per rappresentare il futuro -un futuro- sarebbe stato poco interessante utilizzare le parti più moderne della città, perché sono avanguardistiche oggi, ma non lo saranno tra qualche decina di anni. Invece il centro storico è eterno. Il fascino e la bellezza di quegli scorci era lo sfondo ideale. Accostare elementi di novità, quali Le Rocce, all’architettura barocca, ha permesso un’interessante commistione antitetica, e per questo ancor più potente, tra antico e futuribile, che ci ha consentito di discostarci totalmente dal clichè del futuro ‘bladerunneriano’.
Quello che era fantascienza cento anni fa oggi è in gran parte diventato reale, tangibile. Come vi immaginate il futuro e le città del futuro?
Non abbiamo una visione univoca edefinitiva de IL futuro. Ci piace immaginare UN futuro diverso ogni volta, di storia in storia. Una cosa è certa: il ruolo della tecnologia ormai è predominante, condiziona i mercati, gli usi e i costumi, i media, le dinamiche sociali, l’architettura.
Vedremo se questo determinerà solo un cambiamento o anche un peggioramento della condizione attuale.
Come è stato il vostro rapporto con i curatori del progetto, con gli architetti?
La collaborazione è stata stimolante: tutti hanno lavorato a favore del progetto. Ci sono stati alcune divergenze, ma in un progetto complicato ed appassionante come questo crediamo rientri nella normalità. Forse le difficoltà sono nate dal fatto che apparteniamo a due mondi molto diversi a livello pratico, come l’architettura e il cinema.
A livello teorico, invece, esistono dei legami fra il lavoro del regista e quello dell’architetto?

Il regista in un certo senso è un architetto. Entrambi progettano, pianificano, sognano ambienti nuovi: entrambi sono mossi verso la costruzione del Bello.

extra

torino 50 anni nel futuro

Stefano Dellacasa

Presidente Film Commision Torino Piemonte


fabio&fabio

Elisa Facchin

Intervista a Fabio Gaglione e Fabio Resinaro


la fabbrica dei sogni

Luca Tessuto

Intervista a FastForward