

L’edificio più visionario e utopico della città di Torino – la Mole Antonelliana, costruita sul finire dell’Ottocento e oggi sede del Museo Nazionale del Cinema – ha ospitato lo spettacolo From Metropolis to Afterville. In tale occasione gli squarci di futuro si sono spostati sul piano delle sonorità, con la musica ipnotica, oscura, dilatata dei torinesi Larsen. La band ha tenuto per l’occasione un concerto di materiale inedito eseguito dal vivo nell’Aula del Tempio della Mole: la è stata la colonna sonora di una videoinstallazione che ha ripercorso un secolo di storia del cinema di fantascienza, presentando, come in un vasto collage, scorci ed elementi delle città di domani.
La biografia recita: Larsen, in più di dieci
anni di attività ha pubblicato sei album,
due ep e un dvd e si è conquistato il
plauso incondizionato della stampa (inclusa
la prestigiosa testata inglese The
Wire) e ha suonato in tutto il mondo,
sia come headliner, sia in cartellone con
Neurosis e Einstürzende Neubauten,fra
gli altri. Larsen ha anche realizzato colonne
sonore per il cinema e per il teatro,
inclusa quella di Cartoanimalettimatti,
commissionata dall’Università di Torino
per i film di animazione di Winsor McKay.
Le collaborazioni sono innumerevoli
così come i progetti personali con ogni
membro del gruppo indaga le varie dimensioni
dell’universo musicale.
Loro sono: Fabrizio Modonese Palumbo
(chitarre, voce, harmonium), Marco
Schiavo (batteria, xilofono e voce), Paolo
Dellapiana (tastiere, accordion, voce),
Roberto Clemente (chitarre, voce).
Nel concerto più recente, si è aggiunta,
alla consueta line up, Julia Kent, violoncellista
canadese di fama internazionale. L’ultima loro performance è stato lo
show “From Metropolis to Afterville”
che si è tenuto il 27 e il 28 marzo alla
Mole Antonelliana, dove la band ha
sonorizzato un montaggio di clip tratte
dai più famosi film di fantascienza nelle
quali la città del futuro è protagonista. Il
folto pubblico delle due serate ha riservato
un’autentica ovazione ai Larsen,
che hanno suonato sulla balconata
sovrastante l’Aula del Tempio, scendendo
lungo la rampa, cosparsi da led
blu come alieni.
La loro performance non ha tradito le
aspettative dei fan e nemmeno quelle
dei curatori di “Afterville”, che, avevano
pensato a loro come star delle
due serate proprio dopo aver assistito
a Cartoanimalettimatti e ABECEDA, sonorizzazione
ispirata alla grafica del cecoslovacco
Karel Teige ed inserita nel
programma ufficiale di “Settembre Musica
2006”.
Li incontriamo ora, due settimane dopo
l’evento. Parliamo del successo della
performance “a bocce ferme”.
L’ambasciatore del gruppo questa sera
è Paolo Dellapiana, che usa portatile
Mac e fisarmonica come emblemi diacronici
della musica nomade.
Larsen band espressione della scena sperimentale internazionale, protagonisti di un concerto inedito,
Incominciamo con le domande di
rito. Quando vi è stato proposta la
collaborazione con il progetto “Afterville”
avete accettato subito con
entusiasmo. Cosa abbastanza inusuale,
conoscendovi, visto siete abbastanza
selettivi e critici
Essere selettivi e critici non significa
essere obbligatoriamente lunghi nelle
decisioni o peggio fare i preziosi. Il progetto
ci è sembrato subito interessante
e la location a dir poco affascinante.
Nella storia del cinema di fantascienza,
gruppi famosi, come i Vangelis,
hanno commentato con le loro partiture,
film altrettanto famosi. Il genere
aiuta a scoprire nuove sonorità, o a
sintetizzare le proprie?
No. Abbiamo sonorizzato immagini di
vario genere riguardanti temi diversi.
Direi che la particolarità del processo
creativo sta nel cogliere suggestioni
dalle immagini in senso assoluto. Le
nuove sonorità sono una conseguenza
naturale. Nel nostro caso l’impronta
Larsen è stata comunque molto riconoscibile.
A proposito di fantascienza, Afterville
si propone di rintracciare il fil rougeche lega l’immaginazione e la progettazione
del futuro. Come pensate che
ciò possa accadere nella musica?
Insomma, se i Larsen scrivessero
una “traccia” fantascientifica, quale
sarebbe la loro visione della musica
futura?
Posso tranquillamente affermare che la
musica dei Larsen è in continua evoluzione;
in più di dieci anni si è trasformata
ed è evoluta senza pause sia dal punto
di vista compositivo che da quello sonoro.
A suo modo la sento come una
“traccia fantascientifica” perenne.
L’importante è mantenere l’istinto evolutivo
in salute.
In qualche modo, la dimensione live
richiesta per Afterville è già qualcosa
di futuro per la musica. Uno spettacolo
che ha usufruito di più input
esterni quali il montaggio delle clip e
una location suggestiva e peculiare.
Pensate che la musica del futuro sarà
sempre più contaminata da elementi
esterni? E soprattutto, pensate che
questo sia un fenomeno positivo?
Ritengo che la composizione musicale
sia frutto di un continuo stimolo esterno
filtrato dai meandri più remoti della
propria anima (anima in senso lato ovviamente)
e viceversa. In questo caso
la Mole Antonelliana è stata uno stimolo
molto evidente per gli astanti ma il processo
creativo ha sempre il medesimo
percorso e lo avrà sempre. Mi piace
pensare che sia più una questione di
sensibilità interna che di un’ingerenza
esterna.
In un presente dove il supporto musicale
e la musica “suonata” perdono
importanza a favore di formati digitali
riproducibili infinite volte, il momento
del “concerto” risulta essere l’unico
in cui l’artista riesce veramente a
controllare il proprio prodotto. Pensate
“concerto” come momento di
sperimentazione, e non di riproduzione
del lavoro in studio, avrà spazio
nella musica futuro?
Io spero che il concerto non abbia mai
perso la funzione di “momento sperimentale”;
Modificare, aggiungere, contorcere
la musica nel momento della sua
riproduzione dal vivo è una delle cose
che in assoluto mi divertono di più. E’
successo anche alla Mole…..
Per un tipo di musica come la vostra,
è molto importante anche la parte
in “studio”. Com’è nato il “live” dal
montaggio? Conoscevate i film? Vi
ha influenzato il ricordo di quelle storie
oppure vi siete basati sull’estetica
delle singole sequenze?
I film li conoscevamo ma l’attenzione è
stata posta esclusivamente all’estetica
e alla suggestione delle immagini. Il
rischio di cadere in luoghi comuni sonori
legati alle atmosfere dei film era notevole,
credo che così facendo si sia decisamente
aggirato l’ostacolo.
La musica con il suo ruolo di “commento”
al cinema ha sempre enfatizzato
situazioni ed emozioni, a differenza
del videoclip che ha funzione
diametralmente opposta. Da questo
punto di vista, come può essere
letta l’esperienza di “Afterville -the
Show”?
In un presente dove il supporto musicale
e la musica “suonata” perdono
importanza a favore di formati digitali
riproducibili infinite volte, il momento
del “concerto” risulta essere l’unico
in cui l’artista riesce veramente a
controllare il proprio prodotto. Pensate
“concerto” come momento di
sperimentazione, e non di riproduzione
del lavoro in studio, avrà spazio
nella musica futuro?
Io spero che il concerto non abbia mai
perso la funzione di “momento sperimentale”;
Modificare, aggiungere, contorcere
la musica nel momento della sua
riproduzione dal vivo è una delle cose
che in assoluto mi divertono di più. E’
successo anche alla Mole…..
Per un tipo di musica come la vostra,
è molto importante anche la parte
in “studio”. Com’è nato il “live” dal
montaggio? Conoscevate i film? Vi
ha influenzato il ricordo di quelle storie
oppure vi siete basati sull’estetica
delle singole sequenze?
I film li conoscevamo ma l’attenzione è
stata posta esclusivamente all’estetica
e alla suggestione delle immagini. Il
rischio di cadere in luoghi comuni sonori
legati alle atmosfere dei film era notevole,
credo che così facendo si sia decisamente
aggirato l’ostacolo.
La musica con il suo ruolo di “commento”
al cinema ha sempre enfatizzato
situazioni ed emozioni, a differenza
del videoclip che ha funzione
diametralmente opposta. Da questo
punto di vista, come può essere
letta l’esperienza di “Afterville -the
Show”?
Credo che la generale visione della musica
come “commento” alle immagini
sia a dir poco restrittiva. La musica è
parte integrante di uno spettacolo, così
come lo sono i colori, le parole, le luci
o qualsiasi altro componente. Mi piace
pensare che sia stato così anche per lo
show di Afterville. Ovviamente è una mia
opinione personale.
Sorpresa dell’ultimo
Sorpresa dell’ultimo minuto: alla
vostra line up si è aggiunta Julia
Kent, con cui avevate già collaborato
in passato. Cosa vi ha fatto pensare
che avrebbe potuto così bene adattarsi
al progetto Afterville? Nel suo
violoncello, avete trovato sonorità
future?
La presenza di Julia nei Larsen è ormai
un accadimento talmente frequente e
consolidato che la consideriamo quasi
una quinta Larsen (come per altro
si sente anche lei). Il suono del suo
violoncello si è subito intrecciato con le
nostre sonorità ed è nei nostri cuori da
sempre.
Le voci di corridoio dicono che state
preparando un nuovo album e che
alcuni degli esperimenti di Afterville
- the Show ritorneranno nelle vostre
nuove tracce. Volete fare qualche
anticipazione?
Registreremo un nuovo album a giugno
che includerà buona parte della musica
scritta in occasione di Afterville. Avremo
degli ospiti affascinanti…
Dove vi sentiremo suonare a breve?
Abbiamo alcune date a giugno in festival
estivi. Il nostro calendario è in continua
evoluzione. Andate sul nostro sito (www.larsen.to.it) per gli ultimi aggiornamenti.
L’organizzazione cercherà di ripetere
Afterville - The Show in occasione
del XXIII Uia Congress, cercando
una location ancora più capiente per
permettere a chi non ha ancora assistito
allo spettacolo e ai partecipanti del
Congresso di partecipare allo show.
Nulla è ancora certo, però. Non resta
che incrociare le dita.
